Cambiamenti per Apple Music: diventa a pagamento

Apple Music, il servizio di streaming musicale di Apple, a quasi 2 anni dal lancio avvenuto nel Giugno del 2015, ( in cui permetteva di registrarsi e provare il servizio in modo gratuito per i primi 3mesi in tutti i paesi dove è disponibile), ora si appresta ad un concreto cambiamento, che indubbiamente sarà molto discusso e giudicato dagli utenti.

Il sito web ufficiale Apple comunica che i 3 mesi di prova, adesso costano 99 centesimi in Australia, Spagna e Svizzera, fintanto in altri paesi del mondo rimane ancora gratuito. L’origine di questa scelta, rimane momentaneamente poco nota, e tuttavia non è detto che questa decisione non venga allargata anche altrove.

Apple non spiegale motivazioni di questa decisione, però plausibilmente si tratta di un gesto strategico: in questi paesi, Spotify addebita la stessa cifra per 3 mesi di servizio, anziché che concedere un trial gratis.

A differenza degli utenti di Spotify, che non pagano ma possono continuare ad accedere al servizio in modo limitato grazie al modello di abbonamento freemium supportato dalla pubblicità, Apple si è sempre detta opposta a questo, dunque o gli utenti pagano o non utilizzano il servizio. La prova del tutto gratuita del servizio, resta in ogni caso una buona occasione per attrarre prevedibili clienti, tuttavia allo contempo certuni potrebbero approfittarsene e registrarsi al servizio con un indirizzo e-mail sempre differente per poterlo usare senza mai pagare, dunque una supposizione e quella che sarà per disincentivare questa pratica che Apple ha stabilito di far cominciare a pagare, anche se un minimo, il periodo di prova iniziale!

Spotify conta 50 milioni di abbonati che pagano, invece Apple conta 20 milioni di abbonati che pagano. In un’intervista, uno dei capi del servizio musicale su abbonamento di Apple, Jimmy Iovine ha detto che Apple Music potrebbe accrescere in modo rapido il numero di iscritti a 500 milioni se solo desse la possibilità di ascoltare musica gratis col supporto della pubblicità, solo che “Noi non vogliamo farlo”.

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