Profili delle star hackerati: verità o marketing?

Quante volte leggiamo di star dello spettacolo alle quali è stato hackerato il profilo sui social network, o peggio, gli account cloud dove esse conservano i propri file più privati. Inutile dire che molto spesso ad essere colpite siano le figure femminili. Inutile dire che molto spesso ad essere diffusi siano nudi e video hard.

Lo scandalo WikiLeaks di qualche anno ci ha insegnato che nessuno è al sicuro, nemmeno i capi di governo, figuriamoci i personaggi dello showbiz. Tutti questi casi hanno particolarmente coinvolto l’opinione pubblica, ne parlò anche il sito ZoomGossip in un articolo che ebbe una certa diffusione, pur senza mostrare le foto osé di alcun personaggio.

La lista, intanto, è lunghissima e alcuni casi sono davvero al limite, ma nonostante lo scandalo, l’immagine di molte vittime ne è uscita rafforzata.

Allora i più maliziosi si sono chiesti: ma gli attacchi sono reali oppure c’è una qualche mossa di marketing studiata a monte?

Effettivamente, alcuni casi come quello di Vanessa Hudgens, il cui account di iCloud è stato hackerato quattro volte in quattro anni, mostrando ogni volta nuove foto di nudi dell’attrice-cantante, fanno nascere qualche sospetto: possibile che l’ex star di High School Musical cada vittima dello stesso tranello, per quattro volte, e che in tutto questo tempo non abbia mai pensato che forse non era il caso di mettere foto intime in un posto così vulnerabile?

Un altro caso è quello di Diletta Leotta, la bellissima presentatrice de La Casa della Serie B, il cui account Dropbox fu hackerato l’anno scorso mostrando foto e video hard, si è risolto con un sostanziale incremento di fan e follower sui suoi profili social.

Anche la pagina Facebook di Matteo Salvini, hackerata da Anonymous, ha finito per attrarre tantissimi fan in poco tempo.

Qual è allora la verità? Probabilmente nessuna mossa di marketing predeterminata, quanto piuttosto un sentimento di solidarietà che nasce spontaneamente nelle persone nei confronti delle vittime degli attacchi. Pietà, insomma: probabilmente l’ultimo dei sentimenti che una campagna di marketing vorrebbe suscitare.

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